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L’importanza dell’approvvigionamento energetico per le aziende: intervista con il Consigliere agli Stati Fabio Regazzi

Fabio Regazzi, Consigliere agli Stati, Presidente dell’USAM e imprenditore, conosce molto bene la realtà del tessuto economico delle PMI in Svizzera. In occasione della Conferenza 2024 «Energia per l’economia!» dell’AEnEC che si è tenuta a Cadempino il 23 aprile scorso, abbiamo colto l’occasione per intervistarlo sul tema dell’approvvigionamento energetico e delle sfide che attendono le aziende elvetiche per raggiungere l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050.

Stefano Modenini, Fabio Regazzi, Lorenzo Medici.

Tutti parlano di aumentare l’efficienza energetica. Quanto è importante questo aspetto per le aziende, soprattutto in considerazione dell’aumento dei prezzi dell’energia degli ultimi anni?

L’efficienza energetica è cruciale per le aziende in quanto impatta direttamente sui loro costi operativi e rappresenta dunque una voce di spesa importante. Con l’aumento dei prezzi dell’energia, ridurre il proprio consumo energetico diventa una strategia essenziale per mantenere la competitività sul mercato. Migliorare l’efficienza energetica contribuisce poi a ridurre l’impatto ambientale, fornendo quindi un vantaggio di responsabilità di impresa.

In questo senso, la legge sull’elettricità in votazione il prossimo 9 giugno rappresenta un’opportunità anche per le aziende, poiché promuove la diversificazione delle fonti energetiche a livello nazionale e riduce quindi la dipendenza dalle importazioni, garantendo un accesso affidabile all’elettricità e promuovendo il contenimento delle fluttuazioni dei prezzi – e dunque dei costi – dell’elettricità.

Lei è un imprenditore in diversi ambiti, tra cui il settore metallurgico. Quali misure state attuando o vorreste intraprendere per ridurre il consumo di energia e le emissioni di CO2?

A livello aziendale, nel 2022 abbiamo deciso di fare un importante passo ed investire in oltre 1 600 pannelli solari di ultima generazione per una potenza installata di circa 600 kWp e una produzione annua di oltre 600mila kWh, capace di coprire oltre il 50% del nostro fabbisogno superando fin d’ora l’obiettivo della Strategia Energetica 2050. Due anni dopo possiamo già tirare le somme di questa operazione, che si è rivelata essere una mossa vincente: abbiamo infatti già ammortizzato praticamente la metà dei costi dell’investimento grazie al fatto che la quota di autoconsumo è superiore a quanto avevamo preventivato.

Per le aziende con un importante consumo energetico come la nostra, l’elettricità è una risorsa importantissima, e dunque deve esserlo anche la sua disponibilità. Le aziende stanno implementando delle misure per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione prefissati. Ma per farlo, hanno anche bisogno delle condizioni quadro necessarie, che la politica deve continuare a promuovere.

Quale consiglio darebbe alle aziende che desiderano decarbonizzare i loro processi produttivi?

Quello energetico è un settore complesso e al contempo ricco di possibilità per le aziende che desiderano ridurre il loro consumo energetico. Oltre alla volontà del singolo imprenditore, è importante che nell’affrontare queste opportunità si sia accompagnati da esperti del settore in grado di consigliare al meglio su come migliorare costantemente l’uso dell’energia e delle risorse. Organizzazioni come l’Agenzia dell’energia per l’Economia AEnEC svolgono in questo senso un ruolo centrale, poiché forniscono una consulenza su misura al fine di ridurre le emissioni di CO2 e i costi, aumentando l’efficienza energetica senza dover incorrere in danni o perdite alla propria produttività.

In qualità di presidente dell’Unione svizzera delle arti e mestieri, lei è stato e continua a essere in contatto con molte realtà aziendali. Qual è l’atmosfera che si respira?

Tra le aziende si percepisce una varietà di sentimenti, che vanno dalla preoccupazione per le sfide legate all’evoluzione della congiuntura, alla ricerca di opportunità di crescita e innovazione legate alla transizione verso un’economia più sostenibile. Tengo però a precisare che le PMI in Svizzera stanno già agendo e facendo molto sul fronte dell’efficienza energetica, in misura diversa a dipendenza delle proprie risorse e necessità. Vi sono quindi aziende che investono massicciamente nell’energia rinnovabile, altre che introducono policy aziendali più attente all’ambiente. Spesso si tende a credere che l’economia si disinteressi alla questione climatica. Questo non è vero: rispetto al 1990, l’industria è stata in grado di ridurre le proprie emissioni di gas serra del 34% entro il 2021, la maggiore riduzione di qualsiasi settore. Come imprese siamo dipendenti da un contesto ambientale e quindi anche energetico che sia favorevole alle nostre attività. L’impegno per mettere in atto strategie di riduzione delle emissioni e dei consumi è tuttavia strettamente legato alle condizioni quadro in essere, da quelli che sono gli incentivi agli investimenti, la neutralità tecnologica o lo spazio per le attività imprenditoriali e l’innovazione.

La nuova Legge sul CO2 prevede che tutte le aziende potranno in futuro decidere se concludere un accordo mirato per ridurre le proprie emissioni di CO2 e aumentare l’efficienza energetica invece di pagare la tassa sulla CO2. Questa modifica innescherà secondo Lei una nuova dinamica nelle aziende per la stipulazione di accordi sugli obiettivi?

La sfida per il Parlamento nel deliberare sulla nuova Legge sul CO2 era quello di trovare una soluzione di compromesso che fosse efficace, in grado di attuare le misure stabilite dalla Legge sulla protezione del clima adottata nel giugno del 2023 e senza le restrizioni e gli oneri finanziari che hanno invece affossato il progetto di Legge sul CO2 nel 2021. Questo è stato fatto mettendo in particolare l’accento sugli incentivi e sull’innovazione, rinunciando ai divieti e a misure penalizzanti per cittadini e imprese. La nuova legge sul CO2 porterà a più riduzioni delle emissioni, in quanto consentirà a tutte le aziende – e non soltanto ad alcune – di avvalersi degli accordi sugli obiettivi. Sono convinto che questo approccio incoraggerà le aziende ad adottare misure efficaci, a tenere sotto controllo i costi e a mantenere la loro competitività.

Quali sono le sfide maggiori che attendono le aziende in relazione agli obiettivi per il 2050?

Le aziende dovranno affrontare diverse sfide nel perseguire gli obiettivi per il 2050, tra cui l’adozione di tecnologie più pulite e sostenibili, la gestione delle pressioni normative sempre più stringenti e la necessità di rivedere e adattare i processi produttivi per ridurre le emissioni di CO2 lungo l’intera catena del valore. Inoltre, sarà essenziale per le aziende integrare la sostenibilità nelle proprie strategie aziendali e mantenere un’impronta ambientale ridotta in un contesto di crescente consapevolezza ambientale e accresciute esigenze dei consumatori.

Abbiamo parlato tanto di energia e ora una domanda più personale. Dopo un’intensa settimana di lavoro, come ricarica le energie?

Appena i miei impegni me lo consentono mi piace trascorrere il mio tempo libero in montagna, facendo passeggiate ed escursioni: nella natura riesco a ricaricare le batterie ed affrontare la nuova settimana riposato e pieno di nuova energia.

Fabio Regazzi, Ständerat, Präsident des Schweizerischen Gewerbeverbandes sgv und Unternehmer, ist mit der Wirtschaftsstruktur der KMU in der Schweiz bestens vertraut. Anlässlich der Konferenz 2024 «Energie für die Wirtschaft!» der EnAW, die am 23. April in Cadempino stattfand, nutzten wir die Gelegenheit, ihn zum Thema Energieversorgung und zu den Herausforderungen zu befragen, denen sich Schweizer Unternehmen stellen müssen, um das Ziel der Klimaneutralität bis 2050 zu erreichen.

Stefano Modenini, Fabio Regazzi, Lorenzo Medici.

Alle reden von der Steigerung der Energieeffizienz. Wie wichtig ist dies für Unternehmen, insbesondere angesichts der in den letzten Jahren gestiegenen Energiepreise?

Die Energieeffizienz ist für die Unternehmen von entscheidender Bedeutung, da sie sich direkt auf die Betriebskosten auswirkt und daher ein wichtiger Ausgabenposten ist. Angesichts steigender Energiepreise wird die Senkung des Energieverbrauchs zu einer wesentlichen Strategie, um die Wettbewerbsfähigkeit auf dem Markt zu erhalten. Die Verbesserung der Energieeffizienz trägt auch zur Verringerung der Umweltauswirkungen bei und bietet somit einen Vorteil für die Unternehmensverantwortung.

In diesem Sinne stellt das Elektrizitätsgesetz, über das am 9. Juni abgestimmt wird, auch eine Chance für die Unternehmen dar, da es die Diversifizierung der Energiequellen auf nationaler Ebene fördert und damit die Abhängigkeit von Importen verringert, indem es einen zuverlässigen Zugang zu Elektrizität gewährleistet und die Eindämmung der Preisschwankungen – und damit der Kosten – für Elektrizität fördert.

Sie sind Unternehmer in verschiedenen Bereichen, unter anderem in der Metallindustrie. Welche Massnahmen ergreifen Sie oder möchten Sie ergreifen, um den Energieverbrauch und die CO2-Emissionen zu senken?

Auf Unternehmensebene haben wir beschlossen, im Jahr 2022 einen wichtigen Schritt zu tun und in mehr als 1 600 hochmoderne Solarpaneele mit einer installierten Leistung von rund 600 Kilowatt-Peak und einer Jahresproduktion von mehr als 600 000 Kilowattstunden zu investieren, womit wir mehr als 50 % unseres Bedarfs decken und das Ziel der Energiestrategie 2050 bereits übertreffen. Zwei Jahre später können wir bereits eine positive Bilanz ziehen: Wir haben bereits fast die Hälfte der Investitionskosten amortisiert, da die Eigenverbrauchsquote höher ist als budgetiert.

Für energieintensive Unternehmen wie das unsere ist Strom eine sehr wichtige Ressource, und deshalb muss auch seine Verfügbarkeit stimmen. Die Unternehmen setzen Massnahmen um, um ihre Dekarbonisierungsziele zu erreichen. Dazu brauchen sie aber auch die notwendigen Rahmenbedingungen, die die Politik weiter fördern muss.

Welchen Rat würden Sie Unternehmen geben, die ihre Produktionsprozesse dekarbonisieren wollen?

Der Energiesektor ist sowohl komplex als auch voller Möglichkeiten für Unternehmen, die ihren Energieverbrauch reduzieren wollen. Neben der Bereitschaft des einzelnen Unternehmers ist es wichtig, dass man bei der Nutzung dieser Möglichkeiten von Branchenexperten begleitet wird, die am besten beraten können, wie man den Einsatz von Energie und Ressourcen kontinuierlich verbessern kann. Organisationen wie die EnAW spielen hier eine zentrale Rolle, denn sie bieten eine massgeschneiderte Beratung, um CO2-Emissionen und Kosten zu reduzieren und die Energieeffizienz zu steigern, ohne dabei Schäden oder Produktivitätseinbussen in Kauf nehmen zu müssen.

Als Präsident des Schweizerischen Gewerbeverbandes waren und sind Sie mit vielen Unternehmen in Kontakt. Wie ist die Stimmung?

Bei den Unternehmen ist eine Vielzahl von Stimmungen festzustellen, die von der Sorge über die Herausforderungen im Zusammenhang mit der wirtschaftlichen Entwicklung bis hin zur Suche nach Wachstums- und Innovationsmöglichkeiten im Zusammenhang mit dem Übergang zu einer nachhaltigeren Wirtschaft reichen.

Ich möchte jedoch darauf hinweisen, dass die KMU in der Schweiz im Bereich der Energieeffizienz bereits aktiv sind und viel unternehmen, je nach ihren Ressourcen und Bedürfnissen in unterschiedlichem Masse.

So gibt es Unternehmen, die stark in erneuerbare Energien investieren, und andere, die eine umweltbewusstere Unternehmenspolitik einführen. Es besteht oft die Tendenz zu glauben, dass die Wirtschaft an der Klimafrage desinteressiert ist. Das stimmt nicht: Im Vergleich zu 1990 konnte die Industrie ihre Treibhausgasemissionen bis 2021 um 34 % senken, die größte Reduktion aller Sektoren. Als Unternehmen sind wir auf ein umwelt- und damit auch energiefreundliches Umfeld für unsere Aktivitäten angewiesen. Die Verpflichtung zur Umsetzung von Emissions- und Verbrauchsreduktionsstrategien ist jedoch eng mit den bestehenden Rahmenbedingungen verknüpft, von Fördergeldern für Investitionen über Technologieneutralität bis hin zu Freiräumen für unternehmerische Aktivitäten und Innovationen.

Nach dem neuen CO2-Gesetz können alle Unternehmen künftig entscheiden, ob sie anstelle der CO2-Abgabe eine Zielvereinbarung zur Reduktion ihrer CO2-Emissionen und zur Steigerung der Energieeffizienz abschliessen. Wird diese Änderung Ihrer Meinung nach eine neue Dynamik für den Abschluss von Zielvereinbarungen in den Unternehmen auslösen?

Die Herausforderung für das Parlament bei der Beratung des neuen CO2-Gesetzes bestand darin, eine wirksame Kompromisslösung zu finden, mit der die Maßnahmen des im Juni 2023 verabschiedeten Klimaschutzgesetzes umgesetzt werden können, ohne die Einschränkungen und finanziellen Belastungen, an denen der Entwurf des CO2-Gesetzes im Jahr 2021 gescheitert war. Dabei wurde besonders auf Anreize und Innovationen gesetzt und auf Verbote und sanktionierende Massnahmen für Bürger und Unternehmen verzichtet. Das neue CO2-Gesetz wird zu mehr Emissionsreduktionen führen, da es allen Unternehmen – und nicht nur einigen – erlaubt, von Zielvereinbarungen Gebrauch zu machen.

Ich bin überzeugt, dass dieser Ansatz die Unternehmen ermutigen wird, wirksame Massnahmen zu ergreifen, die Kosten unter Kontrolle zu halten und ihre Wettbewerbsfähigkeit zu erhalten.

Welches sind die größten Herausforderungen für die Unternehmen im Zusammenhang mit den 2050-Zielen?

Die Unternehmen werden bei der Verfolgung der Ziele für 2050 mit mehreren Herausforderungen konfrontiert sein, darunter die Einführung sauberer und nachhaltigerer Technologien, die Bewältigung des ständig wachsenden regulatorischen Drucks und die Notwendigkeit, Produktionsprozesse zu überprüfen und anzupassen, um die CO2-Emissionen entlang der gesamten Wertschöpfungskette zu reduzieren.

Darüber hinaus wird es für die Unternehmen von entscheidender Bedeutung sein, die Nachhaltigkeit in ihre Geschäftsstrategien zu integrieren und vor dem Hintergrund des wachsenden Umweltbewusstseins und der gestiegenen Verbraucheransprüche einen geringeren ökologischen Fussabdruck zu hinterlassen.

Wir haben viel über Energie gesprochen und nun eine etwas persönlichere Frage. Wie tanken Sie nach einer anstrengenden Arbeitswoche Ihre Energie auf?

Sobald es mein Zeitplan zulässt, verbringe ich meine Freizeit am liebsten in den Bergen, bei Spaziergängen und Wanderungen: In der Natur kann ich meine Batterien wieder aufladen und ausgeruht und voller neuer Energie in die neue Woche gehen.

Der Treibhausgas-Ausstoss in der Schweiz ist gesunken, wie das Treibhausgasinventar des Bundesamtes für Umwelt (BAFU) zeigt. Demnach reduzierten sich die Emissionen im Jahr 2022 gegenüber dem Vorjahr um 3.5 Millionen Tonnen auf insgesamt 41.6 Millionen Tonnen CO2-Äquivalente (CO2-eq). Gegenüber dem Referenzjahr von 1990 entspricht dies einem Rückgang von 24 Prozent. Prozentual noch deutlicher gesunken sind die Emissionen im Industriesektor.

Die Industrie stiess im Jahr 2022 noch 9.6 Millionen Tonnen CO2-eq aus oder 0.9 Millionen Tonnen weniger als 2021. Gegenüber 1990 entspricht der Rückgang rund 27 Prozent. Dieser ist umso bemerkenswerter, als dass die relevanten Kenngrössen massgeblich gestiegen sind, etwa die Bruttowertschöpfung (+106.4 Prozent) und die Energiebezugsfläche (+29.2 Prozent).

Am stärksten ging der Ausstoss jedoch im Gebäudesektor zurück: Er erreichte 9.4 Millionen Tonnen CO2-Äquivalente im Jahr 2022 und lag damit 44 Prozent unter dem Wert von 1990. Trotz einer Zunahme der beheizten Flächen um über 50 Prozent seit 1990 zeigt der Trend auch weiterhin nach unten. Das BAFU begründet diese Entwicklung unter anderem mit Verbesserungen bei der Energieeffizienz und Zunahme von Wärmepumpen nach Gebäudesanierungen in den letzten Jahren.


Im Verkehrssektor betrug der Ausstoss rund 13.7 Millionen Tonnen CO2-eq im Jahr 2022. Das sind 0.16 Millionen Tonnen weniger als im Vorjahr. Gegenüber dem Referenzjahr 1990 beträgt der Rückgang acht Prozent.


Möchte Ihr Unternehmen auch Emissionen sparen? Dann melden Sie sich bei uns.

Informationen

Die EnAW-Fachtagung findet in diesem Jahr am 6. November statt. Veranstaltungsort ist die ETH Zürich.

Die diesjährige EnAW-Fachtagung wird im Rahmen der Energy Week @ ETH 2024 durchgeführt, die das Energy Science Center (ESC), Kompetenzzentrum der ETH Zürich für Energieforschung und -bildung, organisiert. Das definitive Programm der Fachtagung liegt noch nicht vor und folgt zu einem späteren Zeitpunkt. Wir würden uns aber sehr freuen, wenn Sie sich den Termin bereits heute reservieren könnten.

Die Bigler AG Fleischwaren hat bereits 2004 eine Zielvereinbarung bei der Energie-Agentur der Wirtschaft (EnAW) unterschrieben. Seither hat der Familienbetrieb immer wieder gezielt Massnahmen umgesetzt, um seine Energieeffizienz zu steigern und seinen CO2-Ausstoss zu verringern. Die Vision ist die komplette Dekarbonisierung.

Pascal Frey, stellvertretender Leiter Technik bei Bigler, und Lucas Rämi, EnAW-Berater (v.l.).

Hitzeerzeugung mit Strom anstelle von Gas für den Betrieb der neuen Gebindewaschmaschine, eine Hochdruck-Wärmepumpe mit 870 Kilowatt Heizleistung und eine Photovoltaikanlage 620 Kilowatt-Peak auf dem Dach: Das sind drei von zahlreichen Massnahmen, welche die Bigler AG Fleischwaren in den 20 Jahren ihres Engagements bei der Energie-Agentur der Wirtschaft (EnAW) ergriffen hat. «Alleine in den letzten sechs Jahren haben wir rund 50 Massnahmen umgesetzt», sagt CEO Markus Bigler. «Dazu gehören die konsequente Abwärmenutzung, die Optimierung der Lüftungsanlagen und die Installation von LED.»

Am meisten Aufwand verursachte jedoch das Gebäudeleitsystem, das an allen fünf Standorten des Familienunternehmens implementiert wurde. «Diese Massnahme beschäftigte uns rund fünf Jahre», so Bigler. Etwa durch den Umstand, dass das Team in dieser Zeit Veränderungen erfahren habe und es zu Projektübergaben gekommen sei. «Zudem war der Aufbau des Gebäudeleitsystems für unseren System- und Implementierungspartner gewissermassen ein Pilotprojekt», erinnert sich Bigler. «Deshalb bezahlten sowohl unser Partner wie auch Bigler Lehrgeld.»

Grossen Aufwand verursachte auch die Messtechnik. Bevor diese installiert werden konnte, mussten erst die Messpunkte definiert werden. Von diesen benötigte das Gebäudeleitsystem sehr viele. «Heute sind wir stolz und froh, dass wir dieses System haben», hält Bigler fest. «Es liefert uns in Echtzeit Informationen, wann und wo was läuft. Ausserdem erkennen wir jederzeit, wie viel Energie verbraucht wird.  So können wir beispielsweise Störungen und Fehlentwicklungen schnell erkennen und eingreifen.»

Zusammen mit der EnAW wurde zudem im vergangenen Jahr eine Roadmap zur Dekarbonisierung erstellt. Die Arbeit erfolgte in mehreren Etappen und in Zusammenarbeit mit den Verantwortlichen aus der Produktion, der Logistik und der Technik. In der Folge resultierte eine umfassende Übersicht über die Verursacher von CO2. Diese finden sich im Anlagepark, in der Lastwagenflotte sowie in den Kälteanlagen. Mit Hilfe des langjährigen EnAW-Beraters Daniel Meier und seinem Team entstand in der Folge ein Fahrplan, der aufzeigt, wie Bigler in 10 bis 15 Jahren weg von fossilen Anlagen kommt und den CO2-Ausstoss eliminieren kann. Wohlverstanden auf Stufe Produktion und Logistik. Man spricht in diesem Zusammenhang auch von Scope 1 und 2.

Ebenfalls eine Art Pionierin ist die Bigler AG in Bezug auf die Erfassung der Scope-3-Emissionen. Als eines der ersten Unternehmen der Fleischwirtschaft hat Bigler die Treibhausgas Emissionen für den gesamten Wertschöpfungsprozess bilanziert. Als eines der ersten Unternehmen der Fleischwirtschaft hat Bigler die Treibhausgas Emissionen für den gesamten Wertschöpfungsprozess bilanziert. In der Folge hat sich der Familienbetrieb die Anforderungen der Science Based Target Initiative (SBTi) angeschlossen. Bei der Bilanzierung habe sich herausgestellt, dass die Scope-3-Emissionen mit Abstand den grössten Anteil an den Gesamtemissionen ausmachen. Davon wiederum stammt der überwiegende Teil aus der Wertschöpfung der Landwirtschaft. «Wenn wir also in diesem Bereich Emissionen reduzieren möchten, geht es nur in enger Zusammenarbeit mit der Landwirtschaft», erklärt Bigler. Zudem brauche es eine Kooperation mit weiteren Branchenorganisationen und den Bundesbehörden. «Es geht darum, sich auf einen gemeinsamen Fahrplan zu einigen. Wir sind in diesen Gremien dabei und arbeiten dort an vorderster Front mit.»

Produktion nie eingeschränkt

Doch warum hat sich die Bigler AG für SBTi und die Roadmap entschieden? «Die Nachhaltigkeit ist zentraler Bestandteil unserer Unternehmensvision. Als ein grosser Kunde auf uns zukam und anregte, dass wir uns bei SBTi engagieren, hat er damit offene Türen eingerannt», so Bigler. «Bezüglich Roadmap zur Dekarbonisierung kam die EnAW auf uns zu. Wir erkannten gemeinsam, dass die Roadmap einen wesentlichen Teil der Bestandesaufnahme und Zielsetzung für das SBTi-Projekt abdeckte.»

Trotz der Fülle der Massnahmen, welche die Bigler AG mit ihren rund 600 Mitarbeitenden ergriffen hat, war die Produktion laut Bigler nie eingeschränkt, dank der entsprechenden Planung und Umsetzung. «Es muss alles während des laufenden Betriebes umgesetzt werden», so der CEO. «Bei uns gibt es keine Betriebsferien.»

Dass es keine Einschränkungen im Betrieb gab, findet EnAW-Berater Meier bemerkenswert. «Oft müsste man zur Umsetzung von Massnahmen Produktionsanlagen abstellen, was die Umsetzung von Massnahmen erschwert oder gar verhindert», so der EnAW-Berater.

Seit ihrem Engagement bei der EnAW konnte die Bigler AG ihre CO2-Fracht trotz einem zusätzlichen Produktionsneubau um einen Fünftel reduzieren und ihre Energieeffizienz um einen Viertel steigern. Für Bigler hat sich die Partnerschaft mit der EnAW deswegen geloht. «Ich bin froh, dass wir früh zur EnAW gestossen sind», so Bigler. «Wir haben viele Projekte eruiert und umgesetzt. Die EnAW-Beratung erlebte ich immer als sehr kompetent und hilfsbereit.»

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Die Plaston AG hat einen Weg gefunden, nicht verwerteten Kunststoff zumindest teilweise zu recyceln. Das Recycling ist nur eine von vielen Massnahmen, welche die Kunststoffproduzentin im Rahmen ihrer Nachhaltigkeitsstrategie ergriffen hat.

EnAW-Beraterin Veronika Wolff und Mario Semadeni von Plaston.

Aus dem Ausschussmaterial, das Veronika Wolff in der Hand hält, entsteht…

…ein Granulat, das später zu neuen Produkten zusammengefügt wird.

Die meisten haben ihn wohl schon mal gesehen, wenn auch unbewusst: den knallroten Werkzeugkoffer, den die Firma Hilti im Einsatz hat. Er ist das wichtigste Produkt der Plaston AG. Das Rheintaler Unternehmen fertigt Werkzeugkoffer aus Kunststoff und ist in diesem Segment global führend. Plaston beschäftigt rund 400 Mitarbeitende in der Schweiz, in Tschechien und in China.

Die Koffer sind leicht und trotzdem sehr robust. Deren Kofferschale wird schon jetzt gemahlen und für die Produktion neuer Koffer benutzt. Die Produktion verursacht aber auch Klumpen überzähligen Kunststoffs oder Kuchen, wie dieser in der Branche heisst. «Der Kuchen entsteht beim Anfahren der Maschinen», erklärt EnAW-Beraterin Veronika Wolff, die Plaston betreut.

Die überzähligen Kunststoffteile wurden einst den Kehrichtverbrennungsanlagen als Brennstoff kostenlos zur Verfügung gestellt. Heute wird ein Teil davon recycelt. «Es handelt sich um 20 Tonnen pro Jahr», sagt Mario Semadeni, Nachhaltigkeitschef bei der Plaston AG. Insgesamt 18 Prozent aller eingesetzten Materialien ist Recycling-Kunststoff. Warum nicht mehr? «Weil es ist schwierig zu verarbeiten, die Kuchen grosse Brocken sind und sich schlecht verkleinern lassen», erklärt Semadeni. Wolff fügt hinzu: «Der Ausguss ist ziemlich fest. Daher ist es recht schwierig, ihn als Granulat zurückzugewinnen.» Das Kuchen-Material ist eine von verschiedenen Quellen und wird erst seit wenigen Jahren verwendet. Nur die Kuchen roter und schwarzer Farbe werden heute recycelt. Die Kuchen anderer Farben werden heute in der Kehrrichtverbrennungsanlage verbrannt. Immerhin habe Plaston einen ersten Schritt gemacht, sagt Wolff. Semadeni ergänzt: «Wir müssen zum Glück jedes Jahr weniger rezyklieren, da die Gesamtmenge abnimmt.»

EnAW-Teilnahme grosser Nutzen für Plaston


Plaston hat aber zahlreiche weitere Massnahmen ergriffen, um den ökologischen Fussabdruck zu verkleinern. Die erste war der Beitritt zur EnAW vor über zehn Jahren. Bis 2020 war die Teilnahme des Unternehmens aufgrund seines hohen Energieverbrauchs noch obligatorisch. «Seither machen wir aber freiwillig mit», sagt Semadeni. Warum? «Die Teilnahme hat einen grossen Nutzen fürs Unternehmen, nicht nur energetisch, sondern auch in Bezug auf die Kosten.»

Im Zuge ihrer EnAW-Teilnahme war Plaston zudem eine der ersten Firmen, die das EnAW-Produkt Ressourceneffizienz umgesetzt hat. Dieses geht noch tiefer bei jenen Themenbereichen, die für das Erreichen der Reduktionsziele relevant sind: elektrische Energie, thermische Energie, Maschinen, Rohstoffe, Recycling und vieles mehr. «Für jeden Themenbereich wurden Massnahmen definiert», so Semadeni. «Und jeder Massnahme wurde eine Priorität 1 bis 3 zugeordnet.» Mit den Bereichsleitern sei dann die Umsetzung geplant und in regelmässigen Abständen der Status überprüft worden.

Durch das Monitoring habe Plaston unvoreingenommenes Feedback von Experten in Bezug auf aktuelle Gegebenheiten und Prozesse erhalten, so Semadeni. «So konnten neue Ideen entstehen.» Zudem habe man das firmeninterne Wissen bezüglich Emissionen erweitern können. «Unter anderem lernten wir die CO2-Scopes vertieft kennen.» So seien der CO2-Report erstellt und die Umweltbelastungspunkte berechnet worden, und zwar für die Scopes 1 bis 3. «Mit Scope 3 ist der Fussabdruck vollständig. Er hat zudem den Hauptanteil vom CO2-Fussabdruck», sagt Semadeni. «Damit konnten wir die wirkungsvollsten Massnahmen identifizieren.» Und schliesslich habe das Monitoring die Basis für Folgeprojekte gelegt. «Ein Beispiel ist der Produkt-CO2-Fussabdruck», so Semadeni. Der Aufwand ist überschaubar: Sechs bis acht Monate nehme das Monitoring für ein KMU in Anspruch, so Semadeni.

Offene Punkte mit über 100 Massnahmen

Die Daten aus dem Monitoring dienen auch Synergien. «Ein Projekt umfasst den Produktlebenszyklus», erklärt Semadeni. «Die vorgelagerten und nachgelagerten Unternehmen sind involviert. So entsteht eine Kreislaufwirtschaft.» Dabei spielte EnAW-Beraterin Wolff eine wichtige Rolle. «Sie unterstützte uns mit Projektmanagement. Insbesondere bei der Modellerstellung half ihre Erfahrung», so Semadeni. «Wir verloren uns nicht in den Details. Wir konzentrierten uns auf das Wesentliche. Wir wussten stets, was zu tun war.»

Das ist auch heute noch so. «Wir haben eine Liste mit offenen Punkten, auf der über 100 Massnahmen stehen», sagt Semadeni. «Aktuell machen wir Bewusstseinskampagnen für Mitarbeitende.» Etwa in Bezug auf die Kellerräume. «Dort möchten wir die Beleuchtung auf LED mit Anwesenheitssensoren austauschen», so Semadeni. Schon umgesetzt hat Plaston den Ersatz des alten Trafos. «Das war eine hohe Investition», sagt der Nachhaltigkeitschef.

Noch auf der Liste steht das Nutzen der Abwärme von den 40 Spritzgussmaschinen, die Plaston vor Kurzem erworben hat. Deren Abwärme soll alle Werke beheizen. «Durch die effizienteren Maschinen haben wir allerdings auch weniger Abwärme zur Verfügung», erklärt Semadeni. Zudem würden damit schon die Produktionsgebäude beheizt. In zwei Jahren will Plaston zudem eine Photovoltaikanlage installieren lassen.

Zurück zum Recycling. Der Koffer besteht mit Ausnahme vom Scharnierstab aus ABS. Und auch der Scharnierstab ist aus Kunststoff. Der Koffer enthält keine Metallbestandteile. Dieser Koffer kann direkt geschreddert werden. «Wir wollen sichergehen, dass die rezyklierten Teile die erforderlichen Eigenschaften erfüllen», so Semadeni. «Das ist wegen den mechanischen Anforderungen nur teilweise der Fall bei den Verschlüssen, Scharnierstäben und Handgriffen. Sie können recycelt werden. Aber hier ist Recycling nur bedingt für die gleichen Komponenten möglich. Oder die Komponenten müssten robuster konstruiert werden, was wieder mehr Material benötigen würde.»

Für die Ausspritzkuchen jener Farben, die man bisher nicht rezyklieren könne, habe man noch keine Lösung, so Semadeni. Aber: «Es wäre für mich natürlich denkbar, das Recycling auch auf andere Farben auszudehnen. Man kann ja jeden Kunststoff schwarz färben.»

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